TERRITORIO

Ricordo di aver visto sotto le torri della rocca di Taranto, dove cupo il Galeso bagna i campi biondeggianti, un vecchio di Còrico, che possedeva pochi iugeri
di terra incolta, non buona all’aratro né al pascolo né adatta alle viti.
E tuttavia piantando tra gli sterpi un po’ d’erba, gigli, verbene e papaveri, gli pareva in cuor suo di eguagliare la sorte dei re; e tornando a casa a sera già
tarda copriva la mensa di cibi non acquistati.
Era il primo a cogliere le rose in primavera e i frutti in autunno, e quando il triste inverno spaccava le pietre con il freddo e fermava con il gelo il corso dei fiumi,
lui già recideva la chioma del molle giacinto, lieto irridendo al lento venir dell’estate e al ritardo di Zefiro.

VIRGILIO, Georgiche, IV, 125-138
gentilmente tradotto dal
Preside Altamura Prof. Alberto

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